Polis teatro festival 2025
Maria Dolores Pesce, “dramma.it”, 19 maggio 2025
https://www.dramma.it/index.php?option=com_content&view=article&id=39264:polis-teatro-festival-2025&catid=40&Itemid=12

“Da qualche anno o forse anche decennio è diffuso un certo ‘pudore’, ed è in parte un eufemismo, a parlare, scrivere e praticare un teatro ‘politico’ quasi che questa nobilissima parola e pratica portasse lo stimma ‘riprovevole’ di un’epoca di contrapposizione, sanata prima dal disimpegno e poi dall’arricchitevi di berlusconiana memoria cui tutti siamo stati chiamati a partecipare, ovviamente con i diversi e immutati handicap di classe solo mascherati e ‘obliati’.
D’altra parte l’oblio del ‘politico’, anche quando, pur positivamente, trasfigurato in ricerca e innovazione drammaturgica, ha privato, con un grande assist alle vecchie e nuove ‘egemonie’ che ora guidano la nazione, prima il teatro e poi la cultura italiana in generale di uno strumento fondamentale per la loro funzione rispetto alla comunità, che non è solo quella di guardarsi un forse ‘bellissimo’ ombelico ovvero il dito puntato sulla luna nascosta, ma bensì quella di elaborare e magari indirizzare per quanto possibile con onestà la Polis, appunto, perchè sia consapevole di sé nelle sue decisioni, personali e comunitarie, per il ‘bene’ collettivo (detto senza vergogna) e, perché no, anche per quello individuale.
La Storia infatti, checchè se ne dica, è tutt’altro che finita e nei conflitti di classe comunque denominati si sarà persa qualche battaglia ma forse non ancora la guerra e il teatro, come avrebbe detto Edoardo Sanguineti, serve a conservarne la ‘Coscienza’.
Il lettore scuserà questa un po’ lunga premessa, ma “POLIS TEATRO FESTIVAL” di Ravenna, a partire dal suo stesso nome, è ancora un luogo che continua a non vergognarsi, di essere politico (o se ci piace di più ‘civile’), in una commistione rara tra tendenza ‘formale’ alla innovazione e alla ricerca teatrale e scelta di contenuti che di noi parlano, della Storia, delle ‘nostre’ storie, delle relazioni e dell’influenza che queste hanno sulla collettività, modificandola ed essendone modificate, insomma ci parla della vita immaginata che si fa vita praticata.
È il segno che i due direttori artistici, Agata Tomsic e Davide Sacco, custodiscono nonostante le sempre maggiori difficoltà nei rapporti della cultura, dell’arte e del teatro stesso, con le Istituzioni (“David di Donatello” docet), cercando di conservare, e noi insieme a loro, uno sguardo europeo e ‘democratico’ sul mondo, sulla ‘città’ e sulla vita che, come si diceva una volta, è personale proprio perché è politica.
Visto che il mondo è grande, l’edizione di quest’anno ha scelto di indirizzare il suo ‘focus’ sulla penisola iberica, uscita dopo di noi e come noi da decennali (e sanguinose) Dittature, in questo ma non solo in questo immergendoci.
Dal 2 all’11 maggio Ravenna ne è stata, per così dire attraversata. […]”