Elisabetta Bianchini su POLIS 2026, “Corriere di Romagna”, 8 maggio 2026
Medea contro il patriarcato, una rivoluzione violenta, “Corriere di Romagna”, 8 maggio 2026
“Il testo di Müller non è solo una riflessione sulla donna e sulla figura femminile: il suo ribellarsi a un sistema patriarcale in maniera violenta è una rivoluzione tra le più violente. Medea uccide i propri figli per cambiare il sistema in cui vive, per rinnegare il suo ruolo di moglie e madre, di donna che si mette da parte quando suo marito non la desidera più o non la utilizza più ai propri scopi politici, perché Giasone fa anche questo. Stiamo parlando di un eroe greco esportatore di democrazia, che occupa un territorio barbarico, si appropria del Vello d’oro, utilizzando la figlia del re per i propri scopi colonizzatori. E quando la figlia del re diventa esule insieme a lui su un’altra terra, ed è anche madre dei suoi figli, ma non gli serve più per i suoi scopi politici, pensa bene di chiedere in sposa la figlia del re del regno in cui si sono trasferiti e quindi fare la sua scalata sociale. Utilizzando un’altra donna per i propri scopi, come se fosse un oggetto. Si capisce anche solo da questo la potenza che questo testo ha anche sul nostro presente. Questo era già scritto nel mito antico, però Heiner Müller ha la capacità di sottolinearlo all’ennesima potenza, scrivendo un trittico dove il terzo monologo non è più in prima persona da parte di Medea, ma è scritto in una prima persona plurale collettiva, dove io e gli spettatori siamo allo stesso modo vittime e carnefici del mondo che abbiamo depredato, colonizzato, capitalizzato, e della catastrofe conseguente a queste nostre azioni di fronte alla quale noi non siamo più in grado di reagire”.
