Performance per due spettatori alla volta. Si consiglia l’acquisto in prevendita
“Io sono svizzera. Una Svizzera con i suoi luoghi sotterranei e nascosti: bunker, cavau, gallerie, segreti… C’è chi dice che la Svizzera è una finzione. Chi dice che è una contraddizione. Mia mamma a volte dice, e altre volte non dice. Mio fratello dice ho la lai di, lai di, lai di, lai di, ha ho. Mentre mio papà dice che la Svizzera non esiste. Quindi: Io non esisto?”
Attraverso una narrazione del ricordo e un incontro uno-a-uno, Camilla Parini compone e scompone un’idea di famiglia, di appartenenza identitaria e di memoria. Siamo ciò che ricordiamo? Quanto è importante il luogo da cui proveniamo? E le storie che ci raccontiamo?
Tagliando e ricucendo ricordi fotografici e indossando un costume da orso polare, Camilla condivide una versione inedita della sua storia personale giocando tra il reale ed il fantastico, tra l’incapacità di definirsi ed il bisogno di dirsi. Un gioco con la memoria di sé bambina, con le parole dette e quelle non dette, con le tracce cancellate e quelle lasciate. “Un giorno mia nonna mi ha detto: ricordati di cercare l’orso! Poi in mezzo è passata la vita, e io mi sono dimenticata di tante cose.”
di e con Camilla Parini
collaboratori artistici Francesca Sproccati, Simon Waldvogel e con la partecipazione di Elena Boillat, Anahì Traversi
supporto drammaturgico Jessica Huber
foto e video Amos Pellegrinelli, Camilla Parini, Francesca Sproccati
grafica e stampa Complice Press, Lugano
supporto tecnico Alessandro Macchi
produzione Collettivo Treppenwitz
coproduzione far° Nyon e Südpol Luzern nell’ambito del programma Extra Time Plus
in collaborazione con LAC Lugano Arte e Cultura, Cima Città, FIT Festival Internazionale del Teatro e della Scena Contemporanea
con il sostegno di Pro Helvetia – Fondazione svizzera per la cultura, DECS Repubblica e Cantone Ticino – Fondo Swisslos, Fondazione Ernst Göhner, Fondazione Landis&Gyr, Fondazione Edith Maryon, Fondazione Johnson, Città di Lugano, Comune di Agno
Durata 30′, per due spettatori alla volta
Le persone che animano Collettivo Treppenwitz creano un’eterogeneità concorde di individui, pensieri, pratiche ed arti in ambiti espressivi diversi.
Nella sua pratica artistica Camilla Parini (co-fondatrice di Collettivo Treppenwitz) lavora spesso con la composizione e la scomposizione di immagini e con la presenza e la sottrazione del corpo ponendo al centro della sua ricerca una riflessione sfaccettata sull’identità e la sua vulnerabilità. Le interessa creare spazi ed esperienze che sfuocano i confini tra lo spettatore, l’opera e l’artista. Si muove tra spettacolo, performance e installazione creando lavori in ascolto di quella che definisce una “politica dell’intimo”.
