a seguire pranzo a base di cappelletti preparati dai volontari del Teatro Socjale - prenotazione il giorno stesso, prima dell’inizio dello spettacolo
Il progetto nasce con l’intento di raccontare la straordinaria vita di Asja Lacis, regista, pedagoga e rivoluzionaria del Novecento. Figura fondamentale ma per troppo tempo trascurata dalla storia ufficiale, Asja emerge in tutta la sua potenza, intrecciando il suo destino con quello di Walter Benjamin, con cui condivise un intenso confronto intellettuale, una liaison dangereuse e una passione per la rivoluzione.
Dalla sua infanzia difficile in Lettonia, alla giovinezza a Pietroburgo, fino alla partecipazione alla Rivoluzione russa e alla creazione del Teatro Proletario dei bambini, Asja ha sfidato le convenzioni artistiche e sociali, proponendo il teatro come strumento di cambiamento. La sua forza, il coraggio e l’indipendenza si raccontano attraverso un mosaico d’incontri e luoghi, in cui emergono le sue relazioni con uomini come Benjamin, Brecht e Mejerchol’d.
Lo spettacolo si propone come un atto di resistenza e riflessione sulla storia e sul teatro, ampliando le prospettive e moltiplicando i punti di vista. La sua vita è legata indissolubilmente alla sua pratica artistica e alla pedagogia avanguardista, la sua esperienza ha lasciato un segno indelebile nella cultura del Novecento, sfidando le convenzioni e ridefinendo i confini tra arte e politica. Questo lavoro vuole omaggiare una pioniera che ha saputo trasformare il suo impegno in un faro di cambiamento, anche a costo della propria vita e libertà.
Il processo creativo prende spunto dal Manifesto proletario dei bambini di strada, scritto da Walter Benjamin grazie ai dialoghi con Asja a Capri nel 1924. Lo spettacolo invita ad entrare in questo gioco creativo, ereditando dal lavoro di Asja un metodo che è insieme ricerca, gioco e libertà, una jam session in cui ogni componente contribuisce a una visione collettiva. La sua visione del teatro come strumento di trasformazione e resistenza trova nuova vita in una sintesi di frammenti, lettere e suoni, ridando voce a una donna che, attraverso la Rivoluzione russa ha saputo fare del teatro un luogo di lotta, cambiamento e sperimentazione.
di e con Cristiana Minasi
viola, voce, elettronica Irida Gjergji
drammaturgia Silvia Bragonzi e Cristiana Minasi
consulenza registica Giuseppe Carullo
consulenza scientifica Alessio Bergamo
scenografia Mariella Bellantone
costumi Francesca Placuzzi
produzione Carullo-Minasi
collaborazione Pim Off Milano, ATCL Spazio Rossellini, Teatri di Vetro
durata 60′
Carullo-Minasi nasce nel 2011 dall’incontro artistico tra Cristiana Minasi e Giuseppe Carullo e sviluppa un teatro essenziale, poetico e filosofico, capace di unire ironia, rigore e prossimità con il pubblico. Il gruppo lavora attraversando teatri, spazi urbani e contesti non convenzionali, costruendo una relazione scenica che coinvolge comunità e territori.
Nel corso degli anni riceve numerosi riconoscimenti tra cui il “Premio Scenario per Ustica 2011”, il “Premio In-Box 2012”, il “Premio Internazionale Teresa Pomodoro 2013”, i “Teatri del Sacro 2013 e 2015”, il “Premio Forever Young 2016”, il “Premio dell’Associazione Nazionale Critici di Teatro ANCT 2017”, il “Premio Adolfo Celi 2018” e il “Premio del Pubblico Voci dell’Anima 2024”.
Il repertorio della compagnia comprende i titoli “Due passi sono”, “T/Empio, critica della ragion giusta”, “Conferenza tragicheffimera”, “De revolutionibus – sulla miseria del genere umano”, “Delirio bizzarro”, “Marionette che passione!”, “Patruni e Sutta, peripezie della libertà“, “Umanità nuova, cronaca di una mancata rivoluzione”. Parallelamente, la compagnia porta avanti progetti site-specific e percorsi di teatro comunitario come “Deliverytheater”, “Tramonti Festival”, “La scuola del teatro”, “Il paesaggio del teatro” e “Essere paesaggio, rifondare il mondo a partire dall’immaginazione”. La Compagnia continua a esplorare il dialogo tra arte e comunità, costruendo spazi condivisi di pensiero e immaginazione. La ricerca teorica di Cristiana Minasi, dottore di ricerca in Scienze Cognitive, con un lavoro dedicato al rapporto tra attore, spettatore, ambiente- nutre in modo strutturale la poetica della compagnia.
Nel 2025 in vista dello spettacolo su “Asja Lacis” si inserisce la musicista e compositrice Irida Gjergji la cui formazione tra Albania e Italia e il lavoro tra repertorio balcanico, musica contemporanea e creazione scenica contribuiscono a integrare una dimensione sonora nuova e profondamente connessa al processo creativo.
All’interno del percorso di Compagnia, la scrittura scenica assume una dimensione viva e condivisa. In questo contesto si inserisce l’azione di Silvia Bragonzi, che in qualità di testimone del processo creativo di vera e propria jam session recupera le improvvisazioni degli attori per ritradurle e trasformarle in un testo drammaturgico.