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In occasione della sua decima edizione, che si tiene a maggio 2027, e nell’ambito del programma Culture Moves Europe, POLIS Teatro Festival lancia una call aperta a artisti performativi provenienti dai Paesi che aderiscono a Creative Europe (Italia esclusa) per una residenza artistica dedicata alla figura di Teodorico, il re ostrogoto che fece di Ravenna la capitale del suo regno, celebrando così il 1500° anniversario della sua morte.

Gli artisti sono invitati a Ravenna per sviluppare un progetto di ricerca ispirato all’eredità di Teodorico e alla visione politica del suo regno, spesso considerato un primo esempio di convivenza multiculturale. I partecipanti avranno l’opportunità di esplorare i siti storici legati alla sua storia e di confrontarsi con il contesto locale attraverso ricerche, interviste e dialoghi con studiosi ed esperti di diversi ambiti.

Di seguito il testo della call in inglese.

Teodorico’s Ravenna: a melting pot of inspiration for contemporary performing arts creation

For its 10th edition, taking place in May 2027, and as part of the programme of Culture Moves Europe, POLIS Teatro Festival launches an open call for performing artists from Creative Europe countries for an artistic residency dedicated to the figure of Teodorico, the Ostrogothic king who made Ravenna the capital of his kingdom, to celebrate also the 1500th anniversary of his death.


Performing artists are invited in Ravenna to develop a research-based project inspired by Teodorico’s legacy and the political vision of his reign, often considered an early example of multicultural coexistence. Participants will have the opportunity to explore historical sites connected to his history and engage with the local context through research, interviews, and dialogue with scholars and experts from different fields.

POLIS will cover travel expenses, provide accommodation and per diems, working spaces (as exposed below), artistic mentoring and production support, with the aim of developing a new work to be presented within the programme of the festival, which will take place from May 4th to May 9th 2027.

  • WHEN:
    The residency will have a duration of 28 days, from April 12th to May 9th 2027.
  • WHERE:
    First 2 weeks: CreSco, a creative coworking space that brings together cultural professionals, artists and organizations working in the cultural and social sectors. This environment will provide a stimulating context for research, exchanges and meetings with local experts while developing the project concept.
    Final 2 weeks: Artificerie Almagià, a former industrial space now dedicated to performing arts, fully equipped, where residents will translate research into a new artistic creation to be shared during the final days of the festival.

Eligibility

  • Applicants must be residing in eligible countries under the Creative Europe programme, excluding Italy;
  • Applicants must be 18+ years old;
  • Applications are accepted from already established performing arts groups or collectives of maximum 5 people;
  • The call is open to artists working in performing arts (including hybrid and multidisciplinary practices), with a clear connection to contemporary theatre;
  • As the residency is part of Culture Moves Europe Call for Residency Hosts, applicants are not eligible to participate as residents in another residency project funded under any Call for Residency Hosts running from 2025 to 2028;
  • Applicants must be available for the whole period between April 12th and May 9th 2027.

Application Requirements

Applications must be submitted by July 31st 2026 exclusively through the following form https://forms.gle/z8FoMK95cb44Gjo49 and include:

  • Proof of residence (ID card or official document confirming registration in the country of residence of all the applicants);
  • CV in English of all the applicants;
  • Artistic portfolio of the company/each applicant in English;
  • First project proposal and residency work plan with work methodology (max 3000 characters including spaces).

Please note that, if selected and upon consent, the project title and summary may be published on the websites and social media channels of the European Commission, Culture Moves Europe, and project partners.

Immagine: Palazzo Imperiale (Basilica di Sant’Apollinare Nuovo, Ravenna) | Foto © Opera di Religione della Diocesi di Ravenna

Carullo-Minasi riscoprono la storia di Asja Lacis, “Krapp’s Last Post”, 15 giugno 2026

https://www.klpteatro.it/carullo-minasi-asja-lacis-recensione

Tutto cominciò da una cancellatura… Per cancellare non serve distruggere. A volte basta coprire, dichiara Minasi: e questo è stato fatto con l’esistenza, il lavoro e l’opera di Asja Lacis. Lo spettacolo, dunque, vuole svelare ciò che era nascosto, anche attraverso una metodologia narrativa che racconta senza essere troppo didascalica, condivide per creare empatia e curiosità. Una narrazione che, alternando in scena momenti di racconto, sospensione e interpretazione, grazie anche al prezioso contrappunto musicale e vocale della musicista Irida Gjergji, vuole offrire un affresco di una vita, e insieme dell’opera dell’artista e della donna, madre, amante, musa”.

Agata Tomšič è stata eletta tra i membri del nuovo Consiglio Direttivo di ItaliaFestival durante l’ultima assemblea Generale dell’associazione, tenutasi domenica 24 maggio 2026 presso il Piccolo Teatro di Milano. La nomina ha sancito un momento di grande valore per la nostra realtà, che potrà ora rappresentare le istanze di festival e organizzazioni come la nostra a livello nazionale, acquisendo importanti esperienze e nuove relazioni. 

Nata nel 1987 in seno all’AGIS (Associazione Generale Italiana dello Spettacolo), ItaliaFestival rappresenta oggi ben 50 festival nazionali e 5 reti di festival tra musica, teatro, danza, letteratura, arti performative.

Scopo principale della rete è quello di promuovere i festival come strumenti di coesione sociale e di sviluppo per il territorio, favorendo il dialogo tra imprese, sostenendo realtà emergenti e diventando portavoce delle istanze del settore culturale nel dialogo con le istituzioni.

Non da meno è il ruolo che ItaliaFestival ha sul piano internazionale: l’associazione è infatti parte di EFA – European Festivals Association – il più importante network di festival con sede a Bruxelles, che incentiva scambi tra Paesi membri e l’internazionalizzazione della cultura e dello spettacolo dal vivo – di cui POLIS Teatro Festival è diventato membro nel 2026.

Tra il 5 e il 10 maggio sono stati ospitati al festival trentacinque eventi, tra spettacoli e dibattiti con i nomi più significativi della scena teatrale del Nord Europa, tra cui sei prime nazionali e un’anteprima, momenti di confronto, tavole rotonde tra artisti, studiosi e operatori internazionali, che confermano la proposta di alta qualità artistica del festival.

Identità, censura, piacere femminile e politicità dei corpi, solitudine, nostalgia e comunità, sono state le parole chiave che hanno brillato nella volta celeste di POLIS 2026.

Ecco la galleria fotografica (Ph Dario Bonazza) e il video (Les Bompart Produzioni).

giovedì 30 aprile 2026

martedì 5 maggio 2026

mercoledì 6 maggio 2026

giovedì 7 maggio

venerdì 8 maggio 2026

sabato 9 maggio 2026

domenica 10 2026

POLIS Teatro Festival 2026. Un Nordic Focus per la nona edizione, “Krapp’s Last Post”, 30 maggio 2026

https://www.klpteatro.it/polis-teatro-festival-2026-reportage

“Identità, da cercare o ridefinire, censura, piacere femminile e politicità dei corpi, solitudine, nostalgia e comunità. Attorno a queste parole, ma non solo, si è concentrata la nona edizione di POLIS Teatro Festival, con la direzione artistica di Davide Sacco e Agata Tomšič di ErosAntEros, che ad inizio maggio ha proposto, come di consueto, una preziosa occasione di confronto attraverso una multiforme proposta.

[…] La nostalgia per il passato è sostituita nell’opera del regista cinematografico e giornalista Karolis Kaupinis (produzione Operomanija), da interpretazioni ironiche delle sonorità degli anni Ottanta e Novanta, a dare il tempo e accompagnare la proposta visuale e il racconto: domande a volte senza senso altre poste a ripetizione, incursioni sentimentali e frammenti di storia compongono un prezioso collage che apre finestre sull’identità in costruzione di un paese giovane e dai molti volti e che lascia nello spettatore un senso di curiosità e vicinanza.

Ancora una identità da cercare, costruire, recuperare attraverso frammenti di vita, vera o presunta in Je suisse (or not), di Camilla Parini del Collettivo Treppenwitz, performance per due spettatori alla volta, intima e di particolare intensità. L’artista, indossando un costume da orso polare – la stessa figura, stretta da un tenero abbraccio con l’attivista Greta Thunberg è stata l’immagine simbolo del festival, nel disegno di Gianluca Costantini –, accoglie con dolcezza gli spettatori e insieme a loro indaga i concetti di famiglia, di appartenenza identitaria e di memoria […].

Arriva dall’Estonia invece Tivoli, prima nazionale del nuovo percorso di ricerca dell’artista estone Siim Toniste, performer e danzatore, […] che dà grande valore alla collaborazione e alla creazione collettiva. Come quella a cui sono stati chiamati a partecipare gli spettatori di Ravenna, che negli spazi del MAR hanno condiviso con Toniste il tempo del gioco, della scoperta, dello scambio di esperienze […].

La voce, sottile, intensa, aspra, che si apre a molteplici modulazioni, in un gioco di sussurri e grida, al centro di Materiale per Medea, di Agata Tomšič. L’attrice, autrice, regista, una delle due anime di ErosAntEros, prosegue il percorso di ricerca vocale-sonora manipolando un materiale testuale difficile, vivo, radicale, quello di Heiner Müller, e, insieme al compositore e sound designer sloveno Matevz Kolenc, costruisce una partitura fisico-vocale che non concede tregua, che urla la condanna del margine, dell’esclusione, del tradimento […].

Attorno ad una tavola imbandita, prima di assaporare dei gustosi cappelletti al ragù preparati dai volontari del Teatro Socjale, spazio allo spettacolo Asja Lacis, la donna che fa parlare la storia, […] scritto e diretto da Cristiana Minasi che in scena dialoga con Irida Gjergji.

Due parole su Ulla della drammaturga finlandese Eeva Turunen, affidata a Eugenio Sideri e Alice Giroldini di MaMiMò, in collaborazione con PAV / Fabulamundi Playwriting Europe, è un intenso monologo che parla di solitudine e incapacità di affrontare la realtà. […] Sotto le minuzie della vita quotidiana, fra telefonate vere o reali e fobie che finiscono per diventare ossessioni, ci si confronta col desiderio umano di amore e di affetto che anima ogni esistenza.

Dal taglio cinematografico, Qualcosa di reale testo del drammaturgo estone Martin Algus, messo in scena da Studio Doiz, grazia alla lettura dinamica e coinvolgente dei bravi Lorenzo Carpinelli e Alessandro Renda, per la regia di Iacopo Gardelli, in collaborazione con la Estonian Theatre Agency: una storia che incrocia due vite apparentemente opposte ma che, trovando dei punti di contatto fra loro, finiscono entrambe per disintegrarsi sotto i colpi di una esistenza ai margini […]”.

Prospettiva peep-show, siamo tutti nella catastrofe, “il manifesto”, 29 maggio 2026

https://ilmanifesto.it/prospettiva-peep-show-siamo-tutti-nella-catastrofe

Il testo richiede il naturalismo della scena, dice la nota finale dell’autore. Riva abbandonata può essere rappresentato durante il programma di un peep-show, Materiale per Medea in riva a un lago nei pressi di Strausberg, che può essere una piscina fangosa a Beverly Hills o i bagni di una clinica psichiatrica, suggerisce Heiner Müller. Potrebbe sembrare l’estremo sberleffo dello scrittore tedesco all’arte dell’attore, costretto a misurarsi con un testo che appare a tratti impenetrabile. È invece piuttosto un’indicazione di metodo, una richiesta forte all’interprete di porsi alla stessa estrema altezza delle parole. Dove reminiscenze classiche si intrecciano a squarci crudeli sulla storia del Novecento, quella tedesca innanzitutto, che deflagra subito nell’immagine dei disertori impiccati ai lampioni, con la lingua penzoloni e un cartello sulla pancia. È un’indicazione che Agata Tomšič ha preso molto sul serio nell’affrontare da interprete e regista Materiale per Medea, titolo riassuntivo sotto cui è qui raccolto il trittico dedicato al mito di Medea, invettiva disperata, requisitoria spietata contro l’uomo che l’ha lasciata, evocazione sofferta della vicenda che è costretta a rivivere. Senza escludere il prologo e l’epilogo che ne costituiscono anche le parti più ermetiche, apocalittiche e visionarie (l’abbiamo visto al Teatro Rasi nell’ambito del festival POLIS, quest’anno dedicato da ErosAntEros al teatro del Nord Europa). Della prima messinscena diretta da Manfred Karge e Mathias Langhoff che si era vista una quarantina d’anni fa resta nella memoria dello spettatore la carlinga incombente con una grande elica sullo sfondo di un desolato paesaggio di lattine, dove rabbiosa e possente Kirsten Dene ruggiva il suo amore tradito. Ma in anni più recenti è indimenticabile soprattutto l’immagine finale di Valerie Dreville, la protagonista dello spettacolo di Anatolij Vasil’ev, che ripeteva come in trance l’ultima battuta, mentre ai suoi piedi si spegnevano le fiamme che divoravano la sua veste. Corpo nudo, ferito, ormai svuotato dell’energia che l’aveva sorretta fino a quel momento.

Eccoci invece riuniti in circolo intorno a un piccolo palchetto quadrato che anticipa l’immagine evocata dall’autore, mentre ancora l’attrice ci gira attorno. Il peep-show dove un poco alla volta sono destinati a cadere i veli che intanto lasciano balenare come lampi di desiderio il corpo della protagonista. Coperta da un mantello arabescato aperto lungo i fianchi che sembra alludere anche a una stola, a un paramento sacro, le gambe avvolte da alti lucidi stivali neri. Il nero e l’oro che sono non per caso i colori del teatro, inteso come luogo fisico e metaforico. Il giorno e la notte, la luce e il buio. Qui è il buio a prevalere, lasciando che prenda campo il volume sonoro dello spettacolo. La parola nasce da un respiro che si solidifica. E intanto però lo sguardo si sposta sulla parte alta del volto dell’attrice, decorato da un segno colorato che si spande quasi come una maschera rituale. Medea la barbara, la straniera madre e assassina, la maga venuta dalle sponde del Mar Nero a portare disordine.

L’oriente che ancora oggi fa paura a chi sogna muri e non ponti. Nella prospettiva di Heiner Müller il peep-show è il luogo in cui lo sguardo dello spettatore può mettersi comodo a rimirare le catastrofi che lo circondano. Ci siamo dentro tutti, vien da dire. Se Müller leggeva nel mito un modello finale del colonialismo, dove il tema del tradimento si affacciava brutalmente nell’accostamento al gesto di Medea, oggi la realtà si è fatta più confusa. Leggibile com’è da tanti lati diversi. Lo attesta il ribaltamento che si produce nell’ultima parte dello spettacolo, Paesaggio con Argonauti, dove gli spettatori da guardanti diventano inesorabilmente guardati. Costretti cioè a guardarsi fra loro, a turno. Un raggio di luce si allunga diametralmente da quel fuoco centrale e comincia a ruotare illuminando come un faro i volti degli spettatori. Il resto è poesia, dice l’io che parla.

Con un leggero slittamento sulla traduzione di Saverio Vertone che forse è un residuo soprassalto di speranza.

Due parole su Ulla di Eeva Turunen, il mondo vissuto dalla finestra, “Pagina Tre”, 23 maggio 2026

https://paginatre.it/due-parole-su-ulla-di-eeva-turunen-il-mondo-vissuto-dalla-finestra/

““[…] Mi sembrava una sorta di flusso di coscienza: una ragazza sola, probabilmente bipolare, che dalla finestra del suo appartamento guarda il mondo esterno, riflettendolo su se stessa nella creazione immaginaria di dialoghi e situazioni. In particolare nell’appartamento di fronte vive Ulla, ragazza di cui la protagonista, Allu, è innamorata. Il margine tra fantasia, immaginazione e realtà si fa labile: si vive in un continuo spiazzamento tra passato e presente, tra situazioni inventate e reali. Un testo pieno di solitudine, ma pure carico di situazioni con risvolti comici. Il dramma della solitudine viene corroso dal racconto di situazioni degne della comicità di un film muto. La distanza che trovavo tra questa proposta e il mio lavoro abituale mi ha incuriosito. Ho accettato per scommettere con me stesso, per mettermi in gioco con una scrittura molto distante dalla mia.

Cercavo una situazione di stallo, in cui tutto avvenisse alla finestra, senza troppe azioni. E allora mi è venuta in mente la meravigliosa Anna Magnani ne Una voce umana, dal film di Roberto Rossellini, L’amore. L’episodio, tratto dall’opera teatrale di Jean Cocteau, vede la protagonista sola nella sua camera, sul letto, che parla al telefono. Avevo bisogno di un’attrice capace, in grado di toccare varie corde recitative, capace di evocare mondi ed emozioni anche laddove il testo pareva nasconderle. Così è nato l’incontro con Alice Giroldini [tag] e con il nostro Ulla: uno spettacolo con la protagonista nel letto, che da lì tutto agisce; dal letto Ulla vede e racconta il mondo esterno, che vede da una immaginaria finestra. Dal letto la protagonista recita il testo, trasformando la lettura scenica in una sorta di spettacolo recitato con i fogli del copione in mano, che vanno man mano sparpagliandosi nel letto stesso”.

POLIS Teatro Festival 2026, “Dramma.it”, 19 maggio 2026

https://www.dramma.it/index.php?option=com_content&view=article&id=41199:polis-teatro-festival-2026&catid=40&Itemid=12

“NORDIC FOCUS è il titolo ‘esergo’ di questa nona edizione del Festival concepito e generato da ErosAntEros la Compagnia ravennate di Agata Tomšič e Davide Sacco che ha sempre fatto e fa ancora una volta della contraddizione la sua ordinaria natura, contraddizione feconda tra forme estetiche e tra linguaggi che nella pratica teatrale e drammaturgica esaltano e non recidono i mille fili che legano il palcoscenico alla Comunità e alla Storia, cercando di intercettare senza irrigidirle le mille forme diverse della umana creatività.
Un continuo e testardo transito di confini, siano quelli esterni geografici e culturali, siano quelli spesso ben più rigidi interiori e psicologici, alla ricerca di ciò che compone, e per questo valorizza e connette in un comune sentire, la diversità delle ‘diversità’, a partire dal genere per ricreare la stabile/fluidità della sessualità come ricerca di un piacere che non sia solipsismo erotico, per transitare dal concetto di etnia e di nazione a confronto con sé stessa attraverso ciò che la opprime (e non sempre ciò che la opprime è ‘fuori’) e arrivare ad un’idea di umanità ‘arcobaleno’ che è ospite e ospita la Natura.
Significativa, in questo, l’immagine di Greta Thunberg ‘abbracciata’ dall’Orso Polare che anche icasticamente disegna lo spirito di questa edizione di un festival che è accaduto in vari luoghi della bella Ravenna dal 5 al 10 maggio.
Un ‘travalicare’ infine che tende a comporre una estetica e insieme una geografia dell’eresia non solo teatrale, come ha testimoniato l’incontro dibattito che ha chiosato l’ultimo giorno della rassegna con la presentazione del libro di Marco De Marinis Regia Eretica.
Anche quest’anno in particolare, dicevo, in cui POLIS si addentra nel climaticamente freddo Nord/Est dell’Europa, tra scandinavi, baltici e finlandesi (una apparente omogeneità fatta anche di profonde diversità) per accendere un ‘focus’ che illumina e riscalda ciò che nasce e vive attorno a quel teatro”.

POLIS Teatro Festival, una vetrina fra Baltico e Scandinavia, “Sipario.it”, 18 maggio 2026

https://sipario.it/attualita/i-fatti/item/17599-polis-teatro-festival-una-vetrina-fra-baltico-e-scandinavia-di-nicola-arrigoni.html

Tra città e città / dopo il muro l’abisso / vento sulle spalle la mano / estranea sulla carne solitaria / l’angelo lo sento ancora / ma non ha più altra faccia che / la tua che non conosco. Così Heiner Müller ne L’angelo senza fortuna 2, nella raccolta L’invenzione del silenzio. Poesie, testi materiali dopo l’Ottantanove (Ubulibri, 1995).


Perché iniziare da Müller? Non solo perché ErosAntEros, all’interno di Polis Teatro Festival, ha portato in scena Materiali per Medea dell’autore tedesco, trasformato in melologo per voce e corpo da una conturbante Agata Tomšič, ma soprattutto perché il pensiero di Walter Benjamin e il suo Angelus Novus — quell’angelo della storia che, sospinto dal vento del progresso, volta le spalle al futuro per osservare le macerie lasciate dietro il suo passaggio — intessono la riflessione geopolitica ed estetica della nona edizione del festival. Tema: Nordic Focus, ovvero una monografia sulla drammaturgia dei Paesi baltici e scandinavi.

Greta Thunberg e un orso compaiono nel disegno che fa da locandina al festival, realizzato da Gianluca Costantini. E quell’orso richiama Je suisse (or not) di Collettivo Treppenwitz, performance per due spettatori alla volta, dove Camilla Parini, indossando un costume da orso polare e con l’aiuto di un album fotografico, sfoglia insieme agli spettatori ricordi e concetti di famiglia, appartenenza identitaria e memoria. Ciò che emerge è il sentirsi sempre stranieri, il non appartenersi, un senso di spaesamento e perdita di orizzonti certi che neppure le fotografie di famiglia possono lenire.
E se l’attrice col costume da orso va cercando sé stessa e racconta una condizione di neutralità esistenziale e identitaria, la Medea di Müller è la straniera, è colei che tutto ha sacrificato al proprio uomo e che si ritrova abbandonata, estranea al mondo che ha scelto e non più parte del mondo che l’ha generata e nutrita. È la condizione del migrante, dei popoli senza più terra. L’attrice, sostenuta dalle musiche di Matevž Kolenc, costruisce una partitura fisico-vocale che non concede tregua, che urla la condanna del margine, dell’esclusione, del tradimento. Agata Tomšič fa di tutto questo un canto feroce, un affacciarsi su un Oriente lontano e magico, dorato e misterioso, che frequenta l’abisso […]”.

Desiderio maschile e dipendenze, in scena il testo di Martin Algus, “Pagina Tre”, 17 maggio 2026

https://paginatre.it/desiderio-maschile-e-dipendenze-in-scena-il-testo-di-martin-algus/

Qualcosa di reale è il romanzo di esordio, pubblicato nel 2018 dall’attore, drammaturgo, e sceneggiatore estone Martin Algus, sul tema della solitudine e della dipendenza sempre più forte delle persone dalla realtà virtuale, portato in scena con una mise en espace dalla compagnia ravennate  Studio Doiz nell’ambito dell’ultima edizione di POLIS Teatro Festival, al teatro Rasi di Ravenna.

Un thriller noir che si apre sulla condizione di insoddisfazione esistenziale e relazionale di due uomini diametralmente opposti, che si alternano sul palco con i loro spiazzanti monologhi. Il primo (interpretato da Alessandro Renda), architetto mancato, padre amorevole, moglie non più attraente, che  inizia a rifugiarsi nei siti web erotici per noia, nel giro di poco tempo  si ritrova invischiato in una dipendenza fuori controllo dalla pornografia e da atti di onanismo sul posto di lavoro che gli costano il licenziamento.

L’altro (interpretato da Lorenzo Carpinelli), è un uomo appena uscito dal carcere che inizia una relazione con una donna alcolista e una figlia preadolescente che non si fa scrupolo ad utilizzare come esca su un sito web per attirare clienti pedofili, intrappolarli con foto compromettenti e arricchirsi.[…] Il plot avvincente, raccontato a due voci sul palco, senza alcun filtro, sdrammatizzato solo a tratti dall’ironia, è diretto da Jacopo Gardelli con abilità nel rendere i due personaggi speculari l’uno all’altro. Come ha spiegato alla conferenza stampa di presentazione del Festival nei giorni scorsi “il testo parla  in modo non retorico del desiderio sessuale maschile, ma nel testo di Algus, che è uno dei drammaturghi più apprezzati in Estonia, come in molti autori provenienti da Paesi ex Sovietici, si avverte soprattutto il tema della perdita dell’identità. Entrambi i personaggi cercano infatti qualcosa di reale, sono due solitudini che si parlano”.

Silvia Napoli, Facebook, 15 maggio 2026

“In realtà non ho finito di aggiornarvi sullo scorso weekend, che già siamo a quello nuovo. Il tempo si muove veloce, i festival e le tavole rotonde si accavallano. POLIS è sempre un bel modo di denominare un festival per una classicista sotto mentite spoglie come me. Siamo dunque a Ravenna e per l’organizzazione veramente coccolosa di ErosAntEros. Non vi è termine migliore per definire lo staff di accompagnamento a questa edizione. Questa volta l’affondo è stato su paesi nord europei comprendendo l’area baltica. Massiccia la presenza femminile nei ranghi teatrali e culturali di questi paesi a tutti i livelli, ma sorprendenti gli esiti di un panel in cui ascoltiamo una rappresentante svedese asserire che, del resto come da manuale di storia, l’epoca d’oro della condizione femminile sono stati gli anni ’70 nel glorioso trentennio. Quello del welfare universale per intenderci. E forse non c’è niente di cui stupirsi dati i nessi sempre più evidenti tra politiche di sicurezza e benessere sociale e pratiche culturali: nel mezzo, coagulante e ferita trasversale insieme, la condizione dei generi. A questo proposito a diretta domanda, no, non risulta esistano tra questi sette paesi associazioni che potremmo definire di advocacy come la nostrana Amleta impegnata a tutto campo in una richiesta di implementazione di visibilità femminile e nello stesso tempo baluardo di denuncia per i soprusi che si operano a livello di dignità della persona complessivamente intesa. Impegno intellettuale e resa spettacolare si alternano per tutto il tempo del festival in una dimensione comunitaria davvero bella. Difficile raccontare tutto, per quanto il mio tutto sia poi limitato e parziale, del festival. Ci sono tanti momenti, tanti flash tra chiacchiere, stanchezza, visioni, persone ritrovate e ombrelli perduti che si imprimono con dolcezza. O con accanimento barbarico. Siamo sospesi tra le memorie struggenti e personali di sradicamento che vogliono farsi collettive di Camilla Parini e l’estraneità di genere, di civiltà, di postura della Medea da Müller di Tomšič che ridefinisce anche un uso del corpo e del nudo in scena come già ci era capitato di constatare per Gallerano. Ma non si può quando si racconta di POLIS, esimersi soprattutto dal descrivere le matinée che poi diventano pranzo romagnolo al Teatro Socjale di Piangipane. Una festa degli occhi, del cuore, del palato, al tavolo con gli amici forse di una bolla ma con cui è bello scambiarsi impressioni e recensioni.


La storia stavolta è in scena e agita dalla compagnia Minasi, dunque italianissima, ma in effetti il Baltico c’entra nei protagonisti della vicenda. Così come il freddo e la miseria di una sfrontata gioventù bolscevica. Se non la conoscete, ma qui nel cortile di FB, qualche amico ne aveva parlato, vi consiglio di documentarvi su una vicenda di rara intesa di intelletto e sentimento che è uno, ma non il solo dei temi della conferenza spettacolo incentrata sulla figura di Asja Lacis. Incastonato nella Storia maiuscola e nel problema di una resa teatrale della stessa, sta questo affaire tra la protagonista e uno dei giganti del pensiero novecentesco e non solo, ovvero Walter Benjamin. La fine è tragica e nota, solo cinque anni dopo i fatti Asja saprà da parte di Bertolt Brecht della morte autoinflitta per mezzo di 31 pastiglie di morfina del mitico autore di Infanzia berlinese e di molto altro. Lo spettacolo è un’anteprima assoluta e si dovrà rodare ma ribadisce anche attraverso la Politica, l’Amore, il Sapere, tante categorie così assolute da averne paura, che la pratica teatrale è realmente una sorta di lievito trasformativo capace di plasmare relazioni, come fu in quel celebre caso. Privato fino a un certo punto, tanta l’esposizione pubblica politica dei soggetti coinvolti e di teatro, di cui credo si dovrà ancora molto parlare, poiché questi tempi complessi abbisognano di alleanze inedite tra tante discipline differenti”.

Tomšič, Kaupinis e Minasi al Polis Teatro Festival di Ravenna, “PAC”, 15 maggio 2026

https://www.paneacquaculture.net/2026/05/15/tomsic-kaupinis-e-minasi-al-polis-teatro-festival-di-ravenna

[…] “Vendicativa come una sovrana orientale, Agata Tomšič intreccia i suoi  vocalizzi di maleficio e i suoi tetri anatemi con ossessiva ritmicità, nella smorzatura di ogni intenzione interpretativa, commovente o accattivante: filastrocca fredda e rabbiosa, sequenza di versi arcigni, colpi di coltello che allungano la vocale finale d’ogni parola in una nota d’odio, in una bestemmia di dolore e rabbia. L’artista slovena ha ricreato nella sua officina, nel suo studiolo d’alchimista, un Heiner Müller gravido di sentori torbidi, di demònici sperimentalismi vocali, di oscure ossessioni sessuali, di conflitti drammatici da età magiche, arcaici e modernissimi.

[…]

Questa nona edizione del Festival si intitola Nordic Focus e mette al centro il teatro e la scena dei paesi baltici. Alle Artificierie Almagià, Radvila Darius, figlio di Vytautas di Karolis Kaupinis, regista cinematografico e giornalista televisivo lituano, ci trasmette un sottile malessere. Il titolo più pertinente di questo blob di filmati televisivi d’epoca, realizzati nel momento del trapasso dalla Lituania sovietica al nuovo abbraccio all’Occidente capitalistico, potrebbe essere infatti Il malessere della Lituania.

[…]

Più che un’opera di invenzione, quella di Cristiana Minasi è una rievocazione biografica ispirata a una forte componente pedagogico-didattica, idealmente indirizzata a una platea di discenti ancor più che di spettatori. Con il che si intende darne, non che un giudizio limitativo, un’attribuzione più consentanea alla dimensione di entusiasmo divulgativo e parenetico che la caratterizza”.

POLIS Festival 2026. Perché la Romagna non si affaccia sul Baltico?, “Quante scene!”, 15 maggio 2026

https://robertocanziani.eu/quantescene/2026/05/15/polis-festival-2026/

“[…] Baltico, cioè nordico, scandito dai contorni di Lituania, Estonia, Lettonia, Finlandia era il programma di Polis Festival 2026, manifestazione che da nove anni ErosAntEros organizza in quella che un tempo era la Romagna Felix.

I tempi, oggi, non registrano eccessi di felicità. Ma darsi da fare per attivare anche a Ravenna sguardi sul contemporaneo internazionale è ciò che fanno Agata Tomsic e Davide Sacco, direttori artistici, le due metà di ErosAntEros. Decisi infatti a orientare, anno per anno, la loro bussola verso una geografia diversa.

Pertanto, dopo la penisola iberica dell’edizione scorsa, per il 2026 hanno scelto il grande freddo settentrionale. Che artisticamente, così freddo non è. Peccato solo che qui in Italia se ne sappia poco, davvero poco […].

In definitiva, un tonificante tuffo nordic, questi miei tre giorni a Polis Festival 2026. Contrappesati dalla struggente bellezza adriatica di Ravenna e dei suoi mosaici, bizantini e non.

Che sono riusciti a infilarsi persino nei miei breakfast. La sorpresa di trovare, al primo mattino, tessere di mosaico in forma di biscotto, aveva qualcosa di predittivo.

Per quando, nella futura deriva dei continenti, il Baltico si affaccerà su Ravenna”.

Passaggio a Nord Est, dalla newsletter “Post Teatro – La Repubblica”, 15 maggio 2026

“I festival possono essere di vario tipo: di tendenza o militanti, oppure pensati per animare una città. Ma ce ne sono altri più piccoli e più rari, che sono un po’ diretta emanazione degli artisti che li organizzano, artisti con motivazioni forti che radunano intorno a sé amici e relazioni senza frontiere. È il caso di POLIS, il festival che dal 2018 ErosAntEros, cioè Davide Sacco e Agata Tomšič, organizzano a Ravenna con dedizione e generosità, credendoci al punto che, oltre a ideare il festival, soprintendono l’organizzazione, accudiscono gli artisti-ospiti e gli ospiti in generale con una attenzione e una cura rara in altri contesti, e, spesso, prima di mettersi in scena loro stessi. Insomma si sente a Polis un clima di attaccamento e impegno che contagia anche gli spettatori e fa piacere. Il programma di spettacoli, oltre agli artisti italiani del teatro indipendente, ogni anno si concentra su un focus dedicato a una realtà straniera, senza precise bandiere da difendere”.

POLIS Teatro Festival: la scena giovane e coraggiosa dei Paesi Baltici e Scandinavi, “Theatron 2.0”, 14 maggio 2026

https://webzine.theatronduepuntozero.it/polis-teatro-festival-la-scena-giovane-e-coraggiosa-dei-paesi-baltici-e-scandinavi/

Il focus di quest’anno è sui Paesi Baltici e Scandinavi. Cosa puoi dirci sui protagonisti e sui criteri della scelta?

Agata Tomšič: Anche quest’anno io e Davide abbiamo operato come negli anni precedenti, mettendo a frutto quei rapporti internazionali che negli anni abbiamo costruito sia come artisti che come direttori artistici. Si tratta di un’indagine che non nasce soltanto visitando questi Paesi, i festival, le fondazioni, le istituzioni che promuovono la circuitazione degli artisti del proprio Paese, una peculiarità che nel Nord Europa è molto forte e garantisce a questi artisti visibilità a livello internazionale. 
Voglio dire che ci sono delle istituzioni pubbliche o private che invitano i direttori dei festival come siamo noi due, ad andare nei loro Paesi a conoscere i loro artisti. In questo modo si ha la possibilità di entrare in contatto con molti artisti anche nel giro di pochi giorni. Viene offerto inoltre un rimborso delle spese, se non totale, almeno parziale, così come quando i loro artisti vengono nel nostro Paese. Si tratta di opportunità concrete che nel nostro Paese non ci sono, o ci sono solo in piccolissima parte. Il sostegno economico permette così, oltre alla visibilità dell’artista al di fuori dei confini nazionali, anche l’opportunità di ‘osare’ sul piano estetico e della sperimentazione.
Detto questo, riguardo i criteri della scelta, abbiamo indagato in prima persona, viaggiando, io e Davide, in Estonia, Lituania, Lettonia. Siamo stati anche in Finlandia, mentre per gli altri Paesi ci siamo avvalsi di alcune consulenze con operatori che abbiamo conosciuto in contesti internazionali. Non è stato possibile portare sul palco tutte le realtà che abbiamo incontrato, a volte per motivi economici, altre per motivi di calendario, ma quello che abbiamo conosciuto è una scena estremamente ricca, coraggiosa, giovane e molto centrata sulla creazione femminile, non solo autoriale ma anche di curatela. Le direttrici artistiche, le consulenti drammaturgiche dei festival che abbiamo visitato, sono soprattutto donne di età compresa tra i 35 e i 45 anni, con un’energia notevole e una radicalità che mi hanno colpito molto e con le quali mi sono trovata molto in sintonia.

O della molteplicità. Un (doppio) sguardo su Supernova e Polis Teatro Festival, “Gagarin”, 13 maggio 2026

https://www.gagarin-magazine.it/2026/05/visto-da-noi/o-della-molteplicita-un-doppio-sguardo-su-supernova-e-polis-teatro-festival/

“[…] La storia culturale occidentale conosce bene questa tensione. Da Raimondo Lullo, che nel XIII secolo immaginava le sue macchine combinatorie come strumenti per generare pensiero attraverso la rotazione di elementi, fino all’Ars combinatoria di Leibniz, il sapere europeo ha più volte fantasticato sulla possibilità che il significato nasca non dall’unità ma dalla disposizione. Aby Warburg, nel suo Atlante Mnemosyne, faceva dialogare immagini per prossimità, attrito, eco segrete; non esisteva gerarchia, ma montaggio. Allo stesso modo, nel Novecento, le Avanguardie — dal surrealismo al teatro post-drammatico — hanno progressivamente sostituito l’opera chiusa con costellazioni di frammenti.

Un festival contemporaneo, quando riesce davvero, lavora precisamente in questa tradizione: non programma eventi, ma costruisce relazioni percettive.

Sia Supernova che POLIS Teatro Festival sembrano essersi mossi dentro questa tensione. Non soltanto per la pluralità dei linguaggi convocati, ma per il modo in cui questi sono stati fatti convivere dentro una stessa durata esperienziale. Le persone hanno attraversato spazi, ascoltato lingue differenti, modificato continuamente il proprio assetto sensoriale. La giornata festivaliera è diventata allora una pratica di montaggio interno: chi era presente doveva diventare archivista delle proprie impressioni […]”.

POLIS 2026: A Ravenna, POLIS parla di piacere femminile, fra documentazione e performance, “PAC”, 10 maggio 2026

https://www.paneacquaculture.net/2026/05/10/a-ravenna-polis-parla-di-piacere-femminile-fra-documentazione-e-performance/

“[…] Tra i titoli più attesi, il 6 maggio assistiamo al Teatro Rasi a una conferenza performativa che arriva dalla Lituania, firmata dalla giovane regista Laura Kutkaitė. Lo spettacolo si intitola tremolo, che in musica, è la ripetizione rapida e ossessiva di un suono, di un intervallo, di un accordo. Di che parla tremolo? Di piacere.
Proprio quello, quello erotico, e qui declinato al femminile. Sulla scena oltre a Kutkaitė anche Kristina Morta, e insieme cercano di trasformare quella parola in vibrazione: piacere, certo, ma anche paura. La paura di non essere all’altezza delle aspettative che la società ha piantato dentro di noi come chiodi. La paura di non conformarsi a norme che spesso non abbiamo scelto ma che abbiamo imparato a ripetere fino a farle diventare colonna sonora della nostra intimità.

[…]

In collaborazione con il POLIS Festival, è stato organizzato un dibattito fra spettatori, artiste e l’autrice Giulia Blasi, in collaborazione con la Casa delle Donne di Ravenna. La logica é che tremolo non sia una lezione impartita da chi sa a chi non sa ma l’avvio di una conversazione. Il suo obiettivo, anzi – dichiarato, quasi ingenuo nella sua chiarezza – è aiutare ciascun* a sentirsi normale e sano nella propria vita sessuale. Detta così sembra una banalità. E invece è una delle cose più radicali che si possano chiedere al teatro oggi. Perché la normalità non è mai data, mai scontata, mai uguale per tutti. È una conquista quotidiana, fatta di domande che non abbiamo mai osato fare e di risposte che nemmeno sapevamo di avere dentro. La replica con le scuole, dove garantendo l’anonimato, la giovane platea ha potuto fare domande in modo riservato, ha visto questa parte dello spettacolo durare incredibilmente un’ora. Le domande non finivano più, giovani donne e uomini volevano sapere, conoscere, condividere. Un fiume di domande su tutto quello di cui si parlava, la traduzione empirica di quelle paure e di quei disagi che forse non passano mai, ma che ogni generazione deve conoscere e ri-affrontare, perché non si danno mai per risolte una volta per tutte.

In questa direzione artistica binaria, Sacco e Tomšič rivendicano l’importanza di aver portato tremolo, scelto da entrambi come lavoro da proporre alla comunità. In un festival che si intitola POLIS, portare uno spettacolo come questo significa restituire al dibattito pubblico ciò che troppo a lungo è rimasto confinato nella sfera privata, nel segreto delle camere da letto o nel silenzio delle consulenze mediche. Il piacere femminile non è un optional, non è un argomento frivolo, non è qualcosa di cui vergognarsi. È una questione di salute. Di libertà. Di democrazia. E se per affrontarla serve una “forza gentile”, allora ben venga. Perché la gentilezza, si sa, è spesso la forma più alta di coraggio”.

Medea contro il patriarcato, una rivoluzione violenta, “Corriere di Romagna”, 8 maggio 2026

“Il testo di Müller non è solo una riflessione sulla donna e sulla figura femminile: il suo ribellarsi a un sistema patriarcale in maniera violenta è una rivoluzione tra le più violente. Medea uccide i propri figli per cambiare il sistema in cui vive, per rinnegare il suo ruolo di moglie e madre, di donna che si mette da parte quando suo marito non la desidera più o non la utilizza più ai propri scopi politici, perché Giasone fa anche questo. Stiamo parlando di un eroe greco esportatore di democrazia, che occupa un territorio barbarico, si appropria del Vello d’oro, utilizzando la figlia del re per i propri scopi colonizzatori. E quando la figlia del re diventa esule insieme a lui su un’altra terra, ed è anche madre dei suoi figli, ma non gli serve più per i suoi scopi politici, pensa bene di chiedere in sposa la figlia del re del regno in cui si sono trasferiti e quindi fare la sua scalata sociale. Utilizzando un’altra donna per i propri scopi, come se fosse un oggetto. Si capisce anche solo da questo la potenza che questo testo ha anche sul nostro presente. Questo era già scritto nel mito antico, però Heiner Müller ha la capacità di sottolinearlo all’ennesima potenza, scrivendo un trittico dove il terzo monologo non è più in prima persona da parte di Medea, ma è scritto in una prima persona plurale collettiva, dove io e gli spettatori siamo allo stesso modo vittime e carnefici del mondo che abbiamo depredato, colonizzato, capitalizzato, e della catastrofe conseguente a queste nostre azioni di fronte alla quale noi non siamo più in grado di reagire”.

Intervista a ErosAntEros, a cura di Sergio Lo Gatto su Rai Radio 3, all’interno del programma Teatri in prova, 27 aprile 2026, con interventi di Laura Kutkaite e Carullo-Minasi, oltre a un estratto in anteprima di Tracking Satyrs into Morse di Demetrio Castellucci.

Ascolta qui il PODCAST.

Intervista ad Agata Tomšič in occasione della nona edizione di POLIS Teatro Festival.

In onda su Radio Città Fujiko 103.1 fm | Breakfast Club #InScena, puntata di venerdì 24 aprile e lunedì 4 maggio 2026, a cura di William Piana.

PODCAST venerdì 24 aprile

PODCAST lunedì 4 maggio

PODCAST venerdì 8 maggio