Categoria: Senza categoria

POLITAI VISIONARI a Kilowatt Festival

Sabato 25 luglio
10:30 – 16:30 (Auditorium Santa Chiara)
Visionari d’Italia, unitevi!
Kilowatt Festival di Sansepolcro
http://www.kilowattfestival.it/

Incontro pubblico che chiama a raccolta le voci e i pensieri di alcuni tra gli oltre 400 Visionari degli 11 gruppi disseminati in tutta Italia: una giornata dedicata allo scambio, alla conoscenza reciproca e allo sviluppo di nuove sfide dei processi partecipati.

Oltre a POLIS Teatro Festival i partner de L’Italia dei Visionari sono il capofila del progetto CapoTrave / Kilowatt nell’ambito del progetto europeo “Be SpectACTive!” (Sansepolcro AR) e il Festival Le Città Visibili (Rimini), Pilar Ternera/Nuovo Teatro delle Commedie (Livorno), TiPì Stagione di Teatro Partecipato (San Felice sul Panaro, MO), Utovie Teatrali (Macerata), Associazione Sosta Palmizi (Cortona AR), MTM-Manifatture Teatrali Milanesi gestito da Fondazione Palazzo Litta per le Arti Onlus (Milano), Progetto Fertili Terreni Teatro (Torino), Spazio Off (Trento), Teatro TRAM (Napoli).

Non potevamo mancare!

Il bambino con la bicicletta rossa a POLIS 2021 grazie ai POLITAI VISIONARI

Nell’ultima serata di POLIS 2020, domenica 24 maggio, subito dopo il convegno, è stato annunciato lo spettacolo scelto dai POLITAI VISIONARI, i cittadini che da novembre si sono riuniti periodicamente per prendere visione dei quasi 300 spettacoli arrivati tramite bando nazionale L’Italia di Visionari e decidere quello che avremmo dovuto programmare al festival quest’anno e che a causa della pandemia verrà programmato nella prossima edizione di POLIS a maggio 2021.

Lo spettacolo scelto dai POLITAI VISIONARI che verrà presentato a POLIS 2021 è Il bambino con la bicicletta rossa (voci da un rapimento) di Virus Teatrali.

testo – regia Giovanni Meola
con Antimo Casertano

Il Bambino con la Bicicletta Rossa nasce, a 50 anni esatti da allora, dall’intuizione di un giovane attore che affida alla penna di un drammaturgo la sua piccola ossessione, ricostruire cioè la vicenda, dimenticata e sepolta nonostante il clamore enorme dell’epoca, e raccontarne i retroscena e i perché della sua scomparsa dalla memoria pubblica odierna.
Quell’autore si è fatto a sua volta prendere da quella piccola ossessione, facendola propria, e ha immaginato delle ‘voci’, nove voci da un rapimento, per l’esattezza.
Quelle dei veri protagonisti di questa intricata vicenda.
Ma le ha immaginate trasfigurate, ognuna con una sua specifica caratteristica in sede di scrittura, ognuna coniugata in uno stile diverso (prosa, versi sciolti, rime, anafore, ecc.).
Nove voci affidate a volto, corpo e voce di quello stesso attore ancora oggi alle prese con quella ossessione che, in scena, anche attraverso un inesausto lavorio fisico, potrà finalmente domare per raccontare quella che forse fu proprio l’infanzia delle stragi, come scrisse qualcuno in quegli anni, Cassandra inascoltata o forse volutamente trascurata.
In fondo, l’Italia non continua ancora oggi ad essere il paese dei misteri irrisolti?


POLIS 2020 “Quale teatro per il domani?” diventa un libro

Si è conclusa con grande successo la terza edizione di POLIS Teatro Festival di Ravenna, trasformata dalla direzione artistica di Davide Sacco e Agata Tomsic di ErosAntEros, in un grande convegno internazionale sul teatro di domani, interamente online dal 20 al 24 maggio 2020 e tutt’ora disponibile sulla pagina Facebook ErosAntEros, il canale Youtube ErosAntEros, il sito di polisteatrofestival.org e sui canali di emiliaromagnacreativa.it.

Il convegno che ha visto di più di 60 interventi da parte dei più significativi artisti, studiosi, giornalisti e operatori del settore teatrale e della cultura, dall’online passa al cartaceo grazie alla pubblicazione in forma di libro di questa speciale edizione di POLIS, con Editoria & Spettacolo, una delle più importanti case editrici teatrali italiane.

Ecco un po’ di numeri a un mese dal lancio di POLIS 2020: 108.000 persone raggiunte, 12.000 visualizzazioni dei video (con 14.000 interazioni), 70 ospiti da 12 nazioni, 25 politai visionari, 16 spettatori ideali, 6 giornate, 5 domande, 1 sogno condiviso.

Il ricco programma di Quale teatro per il domani? ha suscitato interesse a livello locale, nazionale e internazionale. Oltre che sulla stampa locale, il festival ha ricevuto attenzione da RAI Radio3 e TV Koper-Capodistria. Un’esperienza assolutamente positiva che dà nuova linfa alla direzione artistica per tessere collaborazioni future e dare a POLIS un respiro sempre più internazionale, come lo è ormai da tempo il lavoro artistico della compagnia ErosAntEros.

POLIS 2020 a Voci fuori scena, RAI Radio 3 Suite, 20 maggio 2020

Davide Sacco / ErosAntEros ospite di “Voci fuori scena” di RAI Radio 3 Suite, per parlare dell’edizione speciale di POLIS Teatro Festival, che quest’anno si trasforma in Convegno internazionale sul teatro di domani.

L’intervista andrà in onda in diretta su RAI Radio 3 il 20 maggio, dopo la prima serata del Convegno, alle ore 20.10 circa.

Il podcast qui:
https://www.raiplayradio.it/audio/2020/05/PANORAMA-Musei-si-riapre-I–Polis-Teatro-Festival-I-A-casa-con-Silverstein
(intervento a partire dal minuto 18 cca)

Segui la diretta video di POLIS 2020

Tutte le sere, alle ore 18.00, secondo il programma del festival, è possibile seguire la diretta video direttamente da questo sito, all’interno della relativa giornata nella sezione programma.

Chiamata agli spettator* della polis teatrale ideale

In questo momento di distanziamento sociale e di crisi globale, POLIS trasforma il consueto appuntamento di confronto con le riflessioni dei propri concittadini in una Chiamata agli spettator* della polis teatrale ideale:

fino al 17 maggio, chiunque può partecipare inviando un contributo video di massimo 2 minuti alla mail organizzazione@erosanteros.org, oppure tramite messaggio privato alla Pagina Facebook di ErosAntEros, raccontando il proprio rapporto con il teatro, come sta vivendo questo momento di sospensione degli spettacoli e come si immagina il ritorno nei teatri domani.

I contributi raccolti in questo modo confluiranno nella diretta video dell’ultima giornata del festival, domenica 24 maggio 2020, per ricordarci il ruolo fondamentale che hanno gli spettatori all’interno dell’evento teatrale e salutarci in attesa di poterci riabbracciare domani.

VUOI DIVENTARE VISIONARI*?

POLIS Teatro Festival aderisce alla rete nazionale L’Italia dei Visionari e lancia un nuovo progetto partecipativo che permetterà ai cittadini di Ravenna e dintorni di scegliere uno degli spettacoli in programma al festival a maggio 2020.

Come funziona L’Italia dei Visionari?
Ogni anno viene lanciato un bando nazionale destinato ai singoli artisti e alle compagnie emergenti e indipendenti che operano professionalmente nel teatro contemporaneo.
In risposta al bando, ogni anno giungono circa 300 spettacoli, ciascuno presentato con una scheda e un video.
In ognuna delle città coinvolte nel progetto viene formato un gruppo di spettatori attivi, cittadini appassionati di teatro, detti “I Visionari”, incaricati di visionare tutti i materiali pervenuti e scegliere (ciascun gruppo in completa autonomia rispetto agli altri gruppi) gli spettacoli da inserire nella programmazione di ciascuno degli enti/teatri/festival coinvolti.

In che modo partecipa POLIS Teatro Festival?
La scelta di uno degli spettacoli in programma a POLIS Teatro Festival 2020 non sarà fatta dalla direzione artistica del festival, ma dai Politai Visionari di Ravenna: persone che vivono nella provincia di Ravenna e che hanno la caratteristica di NON essere operatori teatrali, ma spettatori che hanno fatto del teatro la propria passione.

Chi sono i Politai Visionari?
I Politai Visionari sono un gruppo di spettatori che si impegnano a vedere i lavori che le varie compagnie hanno mandato in risposta al bando L’ITALIA DEI VISIONARI.
Per entrare nel gruppo dei Politai Visionari di POLIS Teatro Festival 2020 non sono necessarie particolari competenze, ma soltanto curiosità e passione nei confronti del teatro contemporaneo, nonché la disponibilità a riunirsi tra dicembre 2019 e aprile 2020 per scegliere uno spettacolo che verrà inserito nel programma del festival a maggio.

Come si fa a diventare Polites Visionario?
Per unirti al gruppo dei Politai Visionari invia NOME, COGNOME, TELEFONO, MAIL a organizzazione@erosanteros.org entro il 17 dicembre 2019.

PRIMO INCONTRO OPERATIVO:
Mercoledì 18 dicembre 2019, dalle 18 alle 20
CittAttiva – via Giosuè Carducci 14, 48121 Ravenna

Gli incontri successivi si svolgeranno con cadenza mensile e verranno resi noti il 18 dicembre.

Bando nazionale L’Italia dei Visionari

POLIS Teatro Festival entra nella rete nazionale L’Italia dei Visionari, un progetto ideato da Luca Ricci, direttore artistico di Kilowatt Festival, e promosso congiuntamente da CapoTrave / Kilowatt (Sansepolcro), Festival Le Città Visibili (Rimini), Pilar Ternera / Teatro delle Commedie (Livorno), TiPì Stagione di Teatro Partecipato (San Felice sul Panaro, MO), Utovie Teatrali (Macerata), Associazione Sosta Palmizi (Cortona AR), MTM-Manifatture Teatrali Milanesi gestito da Fondazione Palazzo Litta per le Arti Onlus (Milano), Progetto Fertili Terreni Teatro (Torino), POLIS Teatro Festival (Ravenna), Spazio Off (Trento), Teatro TRAM (Napoli).

Ogni anno viene lanciato un bando destinato ai singoli artisti e alle compagnie emergenti e indipendenti che operano professionalmente nel teatro contemporaneo, nella danza e nella performing art.

Bando artisti

In ognuna delle città coinvolte nel progetto viene formato un gruppo di spettatori attivi, cittadini appassionati di teatro e di danza, detti “I Visionari”, incaricati di visionare tutti i materiali pervenuti.

Call POLITAI VISIONARI Ravenna

Presentazione POLITAI VISIONARI
28 novembre 2019, Biblioteca Classense, Ravenna

18 dicembre 2019 . 1° incontro operativo POLITAI VISIONARI . CittAttiva . Ravenna

Mercoledì 18 dicembre 2019

dalle 18 alle 20
CittAttiva – via Giosuè Carducci 14, 48121 Ravenna

POLIS 2020 entra nella rete nazionale L’Italia dei Visionari e lancia un nuovo progetto partecipativo con il quale i cittadini di Ravenna potranno scegliere uno degli spettacoli in programma al festival a maggio, riunendosi periodicamente tra dicembre 2019 e aprile 2020 per visionare i video degli spettacoli arrivati tramite bando alla rete nazionale L’Italia dei Visionari.

Ingresso gratuito

Tutte le info su come unirsi al gruppo dei Politai Visionari

28 novembre 2019 . Presentazione POLITAI VISIONARI . Biblioteca Classense . Ravenna

Giovedì 28 novembre 2019, ore 18
Biblioteca Classense, Sala Muratori
via Alfredo Baccarini, 3 – 48121 Ravenna

Teatro e partecipazione: chi sono i POLITAI VISIONARI?

POLIS 2020 entra nella rete nazionale L’Italia dei Visionari e lancia un nuovo progetto partecipativo con il quale i cittadini di Ravenna potranno scegliere uno degli spettacoli in programma al festival a maggio.

Per farlo i direttori artistici di POLIS Teatro Festival, Davide Sacco e Agata Tomsic / ErosAntEros, invitano alcuni ospiti d’eccezione a intervenire in un incontro:

– Lorenzo Donati, critico teatrale e studioso dell’Università di Bologna;
– Luca Ricci e Lucia Franchi, direttori artistici di Kilowatt Festival;
– Irma Ridolfini e Paolo Zaccaria, direttori artistici di Tipì – Stagione di Teatro Partecipato;
– Andrea Caccìa operatore sociale della cooperativa Villaggio Globale, nonché già collaboratore di POLIS per il progetto di Biglietti sospesi;
– Michele Montanari, critico indipendente, nonché già Visionario e Polites.

Si parlerà di partecipazione, audience development e formazione degli spettatori; di chi sono i Visionari, di come funziona il bando della rete L’Italia dei Visionari, e di come si fa a diventare Politai Visionari per scegliere uno degli spettacoli in programma a POLIS Teatro Festival 2020.

L’ingresso è libero.

EVENTO FB

Online il Foglio del laboratorio LO SGUARDO IN OPERA

Il laboratorio Lo sguardo in opera ha offerto uno spazio-tempo di osservazione, riflessione e scrittura a partire dagli eventi performativi di POLIS Teatro Festival 2019 a un gruppo di studenti universitari del Campus di Ravenna, guidati dalla docente e critica teatrale Silvia Mei.

I materiali realizzati dai partecipanti durante il laboratorio sono stati raccolti all’interno di un Foglio consultabile e scaricabile qui:

Foto di Dario Bonazza

Foto e video dalla seconda edizione di POLIS

POLIS Teatro Festival 2019 si è concluso.
Raddoppiate le persone che sono state con noi, dando senso e rendendo possibile questa seconda edizione di POLIS.
Per ringraziarvi tutti condividiamo qui sotto alcuni scatti di queste splendide giornate di maggio.
Un grazie speciale a Dario Bonazza per aver seguito con il suo attento obiettivo fotografico tutto il programma del festival e ad Antropotopia per la clip video.

GIORNO #1 – giovedì 16 maggio

GIORNO #2 – giovedì 23 maggio

GIORNO #3 – venerdì 24 maggio

GIORNO #4 – sabato 25 maggio

GIORNO #5 – domenica 26 maggio

Laboratorio LO SGUARDO IN OPERA (10-31 maggio)

I materiali realizzati dai partecipanti al laboratorio di scrittura critica e creativa guidato da Silvia Mei sono ora raccolti all’interno di un Foglio consultabile a questo link:
http://polisteatrofestival.org/online-il-foglio-del-laboratorio-lo-sguardo-in-opera/

Intervista a Marzia Bondoli Nielsen di Elisa Bianchini, Corriere di Romagna – 26 maggio 2019

Ravenna, la fotografa Marzia Bondoli Nielsen vara “Meeting your eyes”

RAVENNA. Marzia Bondoli Nielsen, ravennate, fotografa, ha partecipato, ieri e venerdì, al “Polis teatro festival” organizzato dalla compagnia ErosAntEros (Davide Sacco e Agata Tomsic) con il progetto “Meeting your eyes”, atto performativo-partecipativo in cui invita gli spettatori a prendere il tempo di incontrarsi e conoscersi attraverso lo sguardo.

Che cos’è “Meeting your eyes”?
«E’ un progetto nel quale io chiedo la partecipazione del pubblico, in una sorta di performance: le persone sono disposte a coppie, uno di fronte all’altro, per un totale di sei coppie e devono semplicemente guardarsi negli occhi. Poi io scatto loro un ritratto e loro mi lasciano del materiale, scritto o disegnato, rispetto a questa esperienza.
L’idea è quella di connettere le persone, connettersi con se stessi e disconnettersi un po’ dal flusso che di solito abbiamo attorno, dalle distrazioni che in realtà ci allontanano dalle altre persone. Questa è la prima parte del lavoro, quella di “raccolta di materiale” che poi rielaborerò in un libro che presenterò poi successivamente».

Quindi è un lavoro sulle persone e sui rapporti fra le persone: che reazione si aspetta dalle persone coinvolte?
«Io questa esperienza l’ho vissuta personalmente, altrimenti non avrei potuto proporla. Mi aspetto tante reazioni diverse: i progetti che ho fatto finora, che hanno coinvolto le persone, hanno riguardato emozioni e tempo. E’ come se questa fosse la fine di un mio percorso di tre progetti diversi, in cui metto insieme un po’ tutto. Io mi aspetto riso, pianto, imbarazzo ma anche niente: ci sono persone che sono molto schermate, che non lasciano trapelare nulla. Le persone staranno in contatto visivo quattro minuti e questo tempo – ci sono studi scientifici al riguardo – è sufficiente per entrare in connessione con una persona, sviluppare empatia e tutta una serie di sentimenti che noi non siamo più abituati a gestire».

Quale è stata la sua esperienza personale?
«Per me è stato molto forte. Sono una persona un po’ timida, e trovarmi davanti qualcuno che non conoscevo e doverlo guardare è stato sfidante: questa è la parola più bella che posso dire. Perché comunque aiuta ad andare oltre tutte le barriere che una persona timida come me, ma penso siamo poi un po’ tutti così, mette nei confronti degli altri».

Come si conclude il progetto?
«Mentre scattavo le foto ho registrato con una piccola telecamera, una sorta di telecamera di sorveglianza, tutto quello che succedeva e il 26 (oggi, ndr), alle 18 alla Sala Muratori della Biblioteca Classense, farò vedere attraverso un montaggio video cosa è successo durante i due giorni. Questa è la conclusione parziale. Alla Classense presenterò anche “Spectator”, un libro che richiama un progetto fatto l’anno scorso sempre per “Polis” ma lo rilegge sotto una chiave diversa. Entrambi i progetti mettono in campo gli spettatori di questo festival, che nasce con un’intenzione partecipativa. Sicuramente c’è un richiamo all’opera di Marina Abramovic che, con “The Artist is present” ha fatto un lavoro simile: lei si è messa in gioco in prima persona, per tantissimo tempo, però per me è stata un’ispirazione. Mi piace potergli dare una forma anche diversa, che è quella del libro d’artista, concepito come un’opera con un numero limitato di copie e con caratteristiche che lo rendono unico».

Intervista ad Ares Tavolazzi di Luca Manservisi, Ravenna&Dintorni – 20 maggio 2019

Festival Polis: Ares Tavolazzi e la mistica sonora del contrabbasso
Parla il musicista, noto per la sua militanza negli Area, in scena con l’attrice Silvia Pasello per un concerto teatrale dedicato al grande Carmelo Bene

Luca Manservisi, “Ravenna&Dintorni”, 20 maggio 2019

Ares Tavolazzi è uno dei nomi che ha fatto la storia della musica italiana, stando spesso nelle retrovie. Per molti resta semplicemente il bassista degli Area, uno dei gruppi più avventurosi del panorama del progressive rock e non solo, ma Tavolazzi può vantare una carriera cinquantennale che lo ha visto collaborare anche con mostri sacri come Francesco Guccini, Paolo Conte, Mina o Lucio Battisti, fino agli anni più recenti con Vinicio Capossela, passando dalla musica sperimentale al pop, con una predilezione per il mondo del jazz, che lo vede ancora grande protagonista. 71 anni da compiere tra poco, Tavolazzi continua a fare musica senza curarsi troppo degli steccati, aderendo a progetti diversi tra loro e trovando ora nuova linfa anche nel teatro.

Sabato 25 maggio nell’ambito del Festival Polis sarà al teatro Rasi di Ravenna con la pluripremiata attrice Silvia Pasello in Amor morto. Concerto mistico, spettacolo dedicato al grande Carmelo Bene.

Come è nato questo progetto?
«Come un omaggio a Carmelo Bene, in occasione di un evento a Perugia (ideato e realizzato dal saggista Piergiorgio Giacché nel settembre del 2017, ndr). Con Silvia (Pasello, ndr), che è la vera protagonista dello spettacolo (e con cui Tavolazzi ha già collaborato in passato, ndr) abbiamo analizzato alcuni testi che ho cercato di rendere dal punto di vista musicale, con un effetto direi piuttosto mistico, come da titolo, ispirato da una delle estasi di Maria Maddalena de’ Pazzi, Amor morto».

Che rapporto ha con il teatro? Lo frequentava anche da spettatore?
«Non molto. Tutto è iniziato anni fa grazie all’amicizia con Roberto Bacci di Pontedera Teatro (Tavolazzi vive a Pontedera, ndr) che mi ha coinvolto per primo nella realizzazione delle musiche per spettacoli. Si è trattato di una sfida professionale, un lavoro diverso dal solito, su cui ho dovuto concentrarmi per creare paesaggi sonori in grado di accompagnare testi scritti da altri, molto stimolante».

E come reagisce il pubblico del teatro, a differenza dei concerti?
«Spesso non sono presente agli spettacoli, la mia musica è registrata, a meno che non siano progetti speciali come quello con Silvia Pasello, che accompagno dal vivo. I concerti, in generale, restano ancora l’aspetto più importante del mio lavoro».


Nuovi progetti musicali in arrivo? Proseguirà la reunion degli Area?
«No, la reunion (con cui i membri originali nel 2010 avevano riportato in tour la musica degli Area senza volutamente sostituire il cantante Demetrio Stratos, morto come noto nel 1979 a soli 34 anni, ndr) non proseguirà. Lo spirito degli Area continua in qualche modo a vivere con l’Area Open Project di Patrizio Fariselli, che però è molto diverso da una reunion».

Che cosa ricorda di quell’avventura. E crede che qualcuno abbia raccolto l’eredità degli Area nel mondo musicale italiano?
«È stato un periodo fondamentale della mia vita e della mia carriera, che mi ha permesso innanzitutto di scoprire cose nuove, di crescere. A dire la verità non mi pare che davvero qualcuno abbia seguito le nostre orme. Anche perché è cambiato il modo di fare musica. Noi davvero la facevamo senza alcuno scopo commerciale, gli Area facevano musica per sperimentare, a fini solamente artistici. Oggi mi pare che non esistano gruppi così, almeno di così rilevanti…».

E che ricordo ha di Demetrio Stratos?
«Quando me lo chiedono non ho particolari aneddoti da rivelare, era uno di noi, un ragazzo con cui si stava bene. Dal punto di vista professionale, invece, era davvero incredibile, la sua voce era uno strumento in più, qualcosa di mai sentito e irripetibile».

E lei che rapporto ha con il suo? Il contrabbasso è uno strumento molto “fisico”…
«Sicuramente ci passo molto, molto tempo. E non solo per suonarlo, anzi. La maggior parte del tempo lo impiego a montarlo e smontarlo e rimontarlo. A cercare di ricostruirlo per trovare il suono che più mi aggrada…».

Intervista a ErosAntEros di Elisa Bianchini, Corriere Romagna – 23 maggio 2019

“VOGLIAMO TUTTO”
Così il ’68 di Balestrini rivive sul palcoscenico

Elisa Bianchini, “Corriere Romagna”, 23 maggio 2019

ErosAntEros porta in scena lo spettacolo al Rasi
E dal 21 giugno la mostra alla Biblioteca Classense
un omaggio al grande sperimentatore scomparso

Nanni Balestrini, scrittore, poeta e saggista, è scomparso pochi giorni fa, lasciando un’eredità intellettuale ricca e importante.
A Ravenna, due sono le iniziative che coinvolgono l’opera di Balestrini. Per prima, Vogliamo tutto, nuova produzione della compagnia ErosAntEros di Davide Sacco e Agata Tomsic in scena questa sera alle 21 al teatro Rasi nell’ambito di POLIS teatro festival. Un’opera che racconta il Sessantotto, a partire dal romanzo di Nanni Balestrini che porta lo stesso nome: «Compagni rifiutiamo il lavoro – scrive Balestrini –. Vogliamo tutto il potere vogliamo tutta la ricchezza. Sarà una lunga lotta di anni con successi e insuccessi con sconfitte e avanzate. Ma questa è la lotta che noi dobbiamo adesso cominciare, una lotta a fondo dura e violenta. Dobbiamo lottare perché non ci sia più il lavoro. Dobbiamo lottare per la distruzione violenta del capitale. Dobbiamo lottare contro uno stato fondato sul lavoro. Diciamo sì alla violenza operaia».

Parte anche qui il lavoro di ErosAntEros di ricerca e studio su un periodo chiave della storia italiana: «Non volevamo soltanto raccontare un evento storico – spiega Agata Tomsic – ma cercare di tracciare dei nessi, ricercare analogie e rotture tra lo spirito e le azioni che portavano avanti i giovani del Sessantotto e quello che fanno i militanti, i giovani che hanno la stessa età di quei protagonisti oggi. Per questo abbiamo fatto diverse fasi di lavoro. Una prima fase di studio, di libri e documenti storici, interviste dei vari leader del movimento studentesco, e una seconda in cui abbiamo posto le stesse domande ai giovani che hanno fra i venti e i trent’anni oggi che militano in gruppi e collettivi di diverse città italiane».

Com’è costruito lo spettacolo?
«E’ costruito da un testo in cui sono confluite le testimonianze dei protagonisti di cinquant’anni fa, portate in scena attraverso la parola e i gesti. Il testo affronta vari fatti storici che vanno dall’autunno 1967 al 12 dicembre 1969, la strage di piazza Fontana, che per tutti i protagonisti che abbiamo sentito è stato un punto di rottura, dopo il quale nulla è più stato come prima. Il testo è tutto al presente, ho tolto tutti i riferimenti temporali per rendere quelle parole attuali, ma anche per mettere in discussione il tempo che ci separa da loro. Al testo si aggiunge un video, che nasce dal montaggio di immagini d’archivio con avvenimenti degli ultimi dieci anni che per analogie visive o tematiche abbiamo accostato agli eventi del passato, su suggerimento delle interviste che abbiamo realizzato con i ragazzi di oggi. A questo si aggiunge un lavoro, fatto da Davide Sacco, sulle canzoni di lotta degli anni Sessanta e di oggi».

Come entra nel vostro lavoro l’opera di Nanni Balestrini?
«Abbiamo letto il romanzo di Balestrini mentre stavamo ancora studiando e ci è piaciuto moltissimo. Io ne ho utilizzato alcuni brani nella costruzione del testo dello spettacolo. E’ un testo molto forte ma anche commovente per la concretezza delle parole che utilizza, per la ricerca linguistica».

Intervista ad Ascanio Celestini di Iacopo Gardelli, R&D CULT – 10 maggio 2019

CELESTINI E IL SACRIFICIO DEGLI ULTIMI, «BERSAGLI DELLE BATTAGLIE PIÙ MISERABILI»
Iacopo Gardelli, “R&D CULT”, 10 maggio 2019
https://www.ravennaedintorni.it/rd-cult/teatro/intervista-ascanio-celestini/

L’artista per la prima volta all’Alighieri di Ravenna per il festival Polis con “Laika”, spettacolo dedicato «a chi vive ai margini dei margini»

Ce lo ricordiamo tutti per i suoi monologhi a “Parla con me”: un personaggio bizzarro, accento romano nasale, folti capelli neri e lungo pizzetto. Ascanio Celestiniè oggi più arruffato e più bianco, ma il suo timbro, crudo e sognante al tempo stesso, è sempre quello.

Celestini sarà a Ravenna giovedì 16 maggio, per la prima volta ospite del teatro Alighieri, per lanciare la seconda edizione del festival Polis. In scena lo spettacolo Laika, monologo accompagnato dalla fisarmonica di Gianluca Casadei, che racconta la vita degli ultimi, sullo sfondo di borgate romane povere e violente.
Ne ho parlato, in anteprima, con Celestini, partendo dal contestato spettacolo della scorsa stagione all’Arena delle balle di paglia.

L’ultima volta che l’abbiamo vista nei paraggi è stato all’Arena di Cotignola, l’anno scorso.
«Sì, a Cotignola portai La ballata dei senzatetto, raccolta che integra racconti tratti da Laika, da Pueblo e dallo spettacolo che concluderà la trilogia. Sono storie legate a un ambiente ben preciso: due parcheggi, un supermercato, un grande magazzino, un condominio popolare e un bar. Il riassunto di un mondo in cui vivono figure di cui parliamo soltanto se accade qualcosa di eclatante».

Mi colpì la reazione del pubblico, che esplose durante un passaggio dedicato al mondo degli zingari. Non si era capito che si trattava di portare all’estremo dei luoghi comuni. Anche in Laika c’è questo rapporto complesso col politically correct?
«In parte sì. In Laika il personaggio che viene colpito è un barbone che vive nel parcheggio del supermercato. Il politicamente corretto molto spesso è una maschera. In questi giorni ho fatto degli incontri in carcere, e parlando coi detenuti ho ribadito più volte il fatto che le parole servono per dire le cose. Il problema non sono le parole, ma come viviamo. Io li chiamo “zingari” o “rom”, ma cambia poco. La parola più corretta, più pulita, che sarebbe “nomadi”, è in realtà sbagliata. Chiamiamo “campi nomadi” posti che in realtà sono accampamenti stanziali».

La correttezza diventa retorica pericolosa.
«Esatto. A Cotignola quello che è successo è un po’ strano. Normalmente lo spettatore si rende conto che a parlare è il personaggio e non l’attore, ma alle volte non capita. Da un certo punto di vista è una cosa positiva: vuol dire che lo spettatore si è sentito chiamato in causa».

I suoi spettacoli nascono sempre da una ricerca. Per Laika ha vissuto con i suoi personaggi, “sul campo”?
«Alcune storie sono di persone che conosco della borgata in cui vivo. Altre le ho raccolte partendo da interviste con facchini che lavorano nei magazzini della logistica. Nel 2002 seguii la vicenda di un gruppo di lavoratori precari di un grande call center. Già allora era chiaro che cosa stava diventando il mercato del lavoro. Non c’era solo uno sfruttamento del lavoratore, ma proprio un declassamento. I lavoratori non erano più trattati come tali, ma come ragazzini che facevano un lavoretto. E a chi fa un lavoretto, non gli dai un salario, ma una paghetta. È un problema sempre più forte e presente nel mercato del lavoro».

Fin dal titolo, Laika rimanda alla Guerra Fredda, alla corsa allo spazio, al sacrificio inutile di quella cagnetta russa che, con gli occhi di oggi, fa una certa impressione. Chi sono oggi le nostre “laike”?
«Il protagonista se lo chiede: perché hanno scelto proprio Laika? Perché era un cane di strada, più resistente degli altri; e perché sacrificare un cane di razza sarebbe stato più difficile. Molto spesso chi viene sacrificato è oggi l’ultimo della categoria: chi vive in un quartiere periferico, il rom, l’immigrato. Diventa il bersaglio delle battaglie più miserabili».

A cosa si riferisce?
«Penso ai fatti di Torre Maura (l’intervista è stata realizzata prima dei fatti di Casal Bruciato, ndr): si trattava di poche decine di rom che venivano portate in case popolari, in un quartiere dove dovremmo aspettarci solidarietà tra persone che vivono in condizioni sfavorevoli. Penso alla scena miserabile del pane calpestato. Già solo vederlo, quel pane, fa tristezza: monodose, dentro la plastica, non è neanche la pagnotta condivisa sul tavolo, quella dell’ultima cena, di Gesù Cristo che spezza il pane. Quello è già tagliato e porzionato, freddo, igienico. Pensare che c’è qualcuno che lo toglie dalla bocca a quelli che dovrebbero mangiarlo… Non è una guerra fra poveri, è una guerra contro la povertà, contro l’essere umano».

Ha detto che una cosa importante, per lei, è instillare il dubbio col suo teatro. Le sue storie però mi sono sempre sembrate molto chiare e schierate. Come si inserisce il dubbio in queste storie?
«Una volta ho fatto Laika a Milano. Fuori dal teatro, tutte le sere, c’era un africano che vendeva le rose. Qualcuno si aspettava che, dopo la visione, gli spettatori inteneriti gli avrebbero comprato i fiori. E invece l’africano non ebbe alcun incremento della vendita. Io non credo che la funzione del teatro sia politica, che debba cambiare il pensiero delle persone o spingere all’azione. Credo che il teatro sia un’opportunità, per chi la vuole cogliere, di conoscere qualcosa dell’essere umano. Il politico viene dopo, non deve essere il primo problema dell’artista. Se l’artista comincia a pensare: adesso affronto questa storia perché voglio fare conoscere questo scandalo, fa un pessimo servizio all’arte. Rischia di fare qualcosa di lodevole ma di noioso. L’artista ha la possibilità di raccontare l’uomo, e con questi miei spettacoli racconto un’umanità che vive ai margini dei margini: barboni, immigrati, prostitute. Credo che in queste figure l’umanità sia più leggibile».

Perché?
«È più difficile per un barbone, per un malato o per un detenuto mostrare un’immagine di se stesso mascherata. Dentro un cella per otto persone non si riesce a dare di sé l’immagine desiderata. Ci si mostra per quello che si è. L’amministratore delegato di una multinazionale racconta se stesso come vuole. Dove l’uomo è più visibile, lì c’è per me un maggiore interesse letterario».

Forse è proprio questa nudità degli ultimi che, sempre di più, ci infastidisce?
«Ho appena pubblicato un libro di barzellette per Einaudi. In ogni barzelletta c’è qualcosa di nudo e di sporco. Sono quasi sempre scorrette, sia per far ridere, sia perché portano a galla un marcio del quale possiamo parlare solo se ne ridiamo. Del razzismo ne possiamo parlare o ridendo, o diventando razzisti. In questa scorrettezza c’è anche una verità, molto semplice: la barzelletta crea un ponte. Nella barzelletta si arriva subito al dunque, con tre parole. È una specie d’ascensore dell’inconscio».

Wittgenstein diceva che la storia della filosofia poteva ridursi in una collezione di barzellette. In ogni barzelletta c’è una parte di verità secondo lei?
«Più che una verità, c’è una concretezza. Pensiamo a un sopravvissuto della Shoà che racconta una barzelletta sugli incontri fra ebrei e Hitler ad Auschwitz: può sembrare una cosa tremenda, ma è un modo per affrontare il discorso».

Una catarsi?
«Sì, esatto. È chiaro che la barzelletta può offendere, ma è offensiva perché la sua finalità è suscitare il riso. Se qualcuno si offende, non si può censurare la barzelletta. Se non ne ridiamo più, significa che non siamo più capaci di affrontare quell’argomento».

17 maggio 2019, APERI-POLIS @ Spazio MPA

Venerdì 17 maggio
ore 19.00
@ Spazio MPA – Magazzini Posteriori Autogestiti, via magazzini posteriori 3, Ravenna (RA)

ErosAntEros
APERI-POLIS
Presentazione di POLIS Teatro Festival 2019 con Davide Sacco e Agata Tomsic, con particolare focus sullo spettacolo VOGLIAMO TUTTO!.
A seguire playlist di canzoni di lotta 1968-2018.

APERI-POLIS è un assaggio di ciò che accadrà a Ravenna tra il 16 e il 26 maggio per la seconda edizione di POLIS Teatro Festival, attraverso la condivisione degli appuntamenti in programma e la visione di brevi clip video sugli spettacoli!

EVENTO FB

Intervista a ErosAntEros su POLIS 2019, eppela.com, 26 aprile 2019

POLIS, il Teatro al centro della città
Un Festival di partecipazione e condivisione, attraverso spettacoli di grandi maestri

https://www.eppela.com/it/news/423-polis-il-teatro-al-centro-della-citta

Il Teatro al centro della vita cittadina

Riportare il teatro al centro della vita dei propri cittadini: Ravenna si prepara dal 16 al 26 maggio 2019 a vivere POLIS: il festival del teatro e della partecipazione.
Un teatro inteso nel suo senso più ampio e accogliente, all’insegna della contaminazione dei linguaggi e della partecipazione attiva degli spettatori.
Un festival che favorisce l’incontro tra il teatro e la società attraverso molteplici azioni partecipative, arricchendo i palchi della propria città della presenza di grandi artisti e maestri, come Ascanio Celestini, Valter Malosti, G.U.P. Alcaro, Silvia Pasello, Ares Tavolazzi, per riavvicinare quest’arte viva alla collettività.

Ne abbiamo parlato con Davide Sacco e Agata Tomsic di ErosAntEros.

POLIS è un festival di teatro che ha una missione particolare: ce la raccontate?

POLIS Teatro Festival nasce nel 2018 con l’obbiettivo di riportare il teatro al centro della vita delle persone, proponendo performance di grandi artisti e maestri del teatro d’arte internazionale, ma sopratutto, organizzando una serie di attività partecipative che vogliono far prendere coscienza agli spettatori del loro ruolo fondamentale a teatro, ma anche iniziative di carattere sociale che vogliono rendere il teatro accessibile a tutti.

Perché avete scelto il crowdfunding come strumento per la nuova edizione?

L’idea del crowdfunding è nata durante PARTECI-POLIS, l’incontro di chiusura del festival dell’anno scorso, in cui abbiamo intavolato un dibattito con gli spettatori a partire dalle riflessioni sul festival raccolte in forma anonima dopo gli spettacoli nei giorni precedenti.
È stato un momento di confronto molto importante per noi, che anche quest’anno ripeteremo, in cui oltre a condividere riflessioni artistiche, discutiamo con la cittadinanza anche delle criticità e delle difficoltà che incontriamo per realizzare il festival giorno dopo giorno.
In quell’occasione alcuni spettatori ci hanno consigliato di lanciare una campagna di raccolta fondi dal basso a sostegno del festival, dato che, nonostante il successo di pubblico e un piccolo contributo da parte degli enti pubblici, non gode ancora di risorse sufficienti.
L’idea ci è piaciuta subito, anche perché perfettamente in linea con la natura partecipativa di POLIS. Inoltre, il crowdfunding ci è sembrato un ottimo strumento di responsabilizzazione della cittadinanza nei confronti dell’arte e della cultura, che ci sembra fondamentale per la loro sopravvivenza, sopratutto i futuro.

Quali sono le ricompense esclusive per chi sostiene il vostro evento?

Oltre ai ringraziamenti nei crediti del festival, a partire da 10 € tutti hanno diritto a una GIF personalizzata sulla pagina FB di ErosAntEros in cui li ringraziamo “di persona”.
In più, con 30 €, ci si assicura un posto in platea al meraviglioso Teatro Dante Alighieri di Ravenna per lo spettacolo LAIKA di Ascanio Celestini con cui si inaugurerà la nuova edizione del festival il prossimo 16 maggio.
Con 50, due biglietti e la splendida locandina di POLIS 2019 con l’immagine dell’artista-attivista Gianluca Costantini.
Infine con 100 €, oltre alle ricompense precedenti, offriamo anche una copia del libro d’artista Spectator di Marzia Bondoli Nielsen contenente i ritratti degli spettatori fotografati durante l’edizione precedente del festival.

Parlateci della vostra passione per il teatro e la sua importanza sociale.

Il teatro non è semplicemente una passione per noi ma il nostro lavoro e scopo nella vita. Non è cosa facile farlo oggi.
Anche perché non è facile spiegare agli altri quanto brucia questo fuoco che ti spinge a immolare la tua esistenza per il perseguimento di un obbiettivo artistico, oltretutto per nulla più mainstream. Farlo comporta tantissimi sacrifici e rare soddisfazioni…
Sia come artisti che come operatori culturali mettiamo la relazione con il prossimo al centro del nostro teatro, perseguendo un’idea di teatro popolare di ricerca, che parla a tutti senza abbassare il proprio linguaggio.
E da quando organizziamo POLIS uno dei nostri primi pensieri è proprio quello di far arrivare questo linguaggio a tutti, sia avvicinandolo con momenti di incontro e approfondimento (come quelli organizzati l’ultima giornata di festival, il 26 maggio, alla Biblioteca Classense), che attraverso iniziative che vogliono rendere il teatro accessibile a tutti, come il progetto di BIGLIETTI SOSPESI con cui quest’anno offriamo la possibilità di assistere allo spettacolo LAIKA di Ascanio Celestini anche a chi a teatro solitamente non ci va per motivi economici o sociali.

Quali sono i vostri obiettivi futuri per questa operazione culturale?

Nostro sogno è che il festival riesca a essere finalmente sostenibile dal punto di vista economico, strutturandosi un minimo dal punto di vista organizzativo senza più gravare esclusivamente sulla buona volontà della sua direzione artistica, in modo da accrescere le proprie attività partecipative durante tutto l’anno e quindi, coinvolgere e appassionare sempre più persone.